Blog: http://piccolepaturniecrescono.ilcannocchiale.it

Arance e fiori

Arrivo in ospedale con un busta piena di arance. Clà sta cambiando per la prima volta il piccoletto che deve aver già capito che aria tira perché é l'unico a non cacciare un sibilo in mezzo a una tribù di urlatori professionisti.

Non so dove poggiare la busta e la mollo a una signora bionda che immagino essere la mamma di Clà, almeno spero. La signora prende la busta di arance e mi fissa. Si vede chiaramente che sta pensando due cose: "Ma che ci devo fare co sta fracca di arance? Chi è questa psicopatica?"

Cerco di compiere una manovra diversiva per distoglierla dalle arance e mi attacco al vetro della stanza in cui Clà sta maneggiando l'alieno. Inizio a bussare. Clà mi vede e per salutarmi per poco non molla il fagotto giù per il fasciatoio. Lo avvolge alla come viene in un pannolino che gli arriva al naso ed esce fuori. Ci abbracciamo. Per pura foruna non schiacciamo il piccoletto che continua a fare finta di niente, sperando di essere presto liberato dalla morsa di due isteriche di cui una è sua mamma, donna con cui passerà almeno diciotto anni di vita.

Clà adocchia la busta e, come una bambina in attesa del premio, mi fa: Che cosa mi hai portato?

Io: Delle arance.

Sul volto della partoriente già turbata dalla fatica espulsiva tanto da aver chiesto di tirare il figlio per i capelli, si dipinge  la delusione: Aaaah.....Scusa ma che ci faccio con queste arance?

Io: Volevo portarti i fiori...

Clà: Eh

Io: Ricordavo il chiosco davanti all'ospedale. Proprio lo visualizzavo.

Clà inizia ad irrigidirsi: Quindi?

Io: E quindi il chiosco c'é, ma é un chiosco di grattachecche. Potevo scegliere tra arance o limoni. Ho scelto le arance.

Silenzio. Mi sento in dovere di aggiungere qualcosa.

Io: Mi dicono che le arance facciano molto bene per l'allattamento.

La mamma di Clà ha ormai la certezza di avere davanti una matta e, impensierita per l'incolumità dell'unico nipote, cerca di blandirmi: Grazie per il bellissimo presente, un 'idea originale".

Capisco che é il momento di andare, abbozzo un saluto e batto in ritirata. Mentre mi perdo per i corridoio dellìospedale penso che con questo esordio forse rivedrò mio nipote per la laurea. Tutto per colpa di un fioraio che in realtà era un grattacheccaro.

Pubblicato il 13/4/2012 alle 20.16 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web