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speranza

Ritrovarsi nello stesso giorno, nello stesso ospedale ad intrecciare fili emotivi di una storia che nessun alfabeto può contenere. Tutti insieme a ripetere la nostra complessa grammatica familiare in cui non esistono regole scritte. Basta uno sguardo per squadernare un mondo. Il silenzio e l'attesa. L'attesa che si fa speranza. La speranza che diventa certezza. L'ipocondria di mio fratello, improbabile capo dell'unità di crisi, le risate liberatorie con mia sorella nel parcheggio dell'ospedale, le telefonate surreali di mia mamma, la mia fragilità nascosta sotto il trench. L'alba con un pezzo di torta al formaggio che sa di stoppa e segatura. Il tatuaggio sul polso di mia nipote: aufhebung. La sua voglia di sfidare la logica anche nei momenti più difficili. E' bastato lo sguardo e un accenno di sorriso di mia sorella appena fuori dalla stanza. Pezzi di una storia che si è ricomposta in un istante. Ogni cosa ha ritrovato il suo posto. Questa volta abbiamo scritto un finale diverso. E' spuntato un raggio di sole.

Pubblicato il 11/4/2012 alle 12.54 nella rubrica diario.

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