.
Annunci online

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 26935 volte


10 maggio 2012
primavera

In questa primavera ho scoperto che:

sono allergica ai pioppi

Parigi è bellissima anche con la pioggia e la febbre altissima

il presidente Hollande beve caffé Lavazza

mi trasferirò in un altro quartiere proprio adesso che sotto casa hanno aperto il negozio biologico che ho sempre desiderato

in un appartamento ci deve essere sempre una parete dove poggiare un pianoforte

i desideri si avverano

quando guardo l'orologio sono sempre le 17.17

si può baciare uno sconociuto su un aereo

nella vita non c'è niente di peggio della mancanza di coraggio

posso fare a meno dei biscotti al cioccolato

so molte cose su come si alleva un neonato (chissà perché)

mia mamma è una nerd

si può essere felici

 

 




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 10/5/2012 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
13 aprile 2012
Arance e fiori

Arrivo in ospedale con un busta piena di arance. Clà sta cambiando per la prima volta il piccoletto che deve aver già capito che aria tira perché é l'unico a non cacciare un sibilo in mezzo a una tribù di urlatori professionisti.

Non so dove poggiare la busta e la mollo a una signora bionda che immagino essere la mamma di Clà, almeno spero. La signora prende la busta di arance e mi fissa. Si vede chiaramente che sta pensando due cose: "Ma che ci devo fare co sta fracca di arance? Chi è questa psicopatica?"

Cerco di compiere una manovra diversiva per distoglierla dalle arance e mi attacco al vetro della stanza in cui Clà sta maneggiando l'alieno. Inizio a bussare. Clà mi vede e per salutarmi per poco non molla il fagotto giù per il fasciatoio. Lo avvolge alla come viene in un pannolino che gli arriva al naso ed esce fuori. Ci abbracciamo. Per pura foruna non schiacciamo il piccoletto che continua a fare finta di niente, sperando di essere presto liberato dalla morsa di due isteriche di cui una è sua mamma, donna con cui passerà almeno diciotto anni di vita.

Clà adocchia la busta e, come una bambina in attesa del premio, mi fa: Che cosa mi hai portato?

Io: Delle arance.

Sul volto della partoriente già turbata dalla fatica espulsiva tanto da aver chiesto di tirare il figlio per i capelli, si dipinge  la delusione: Aaaah.....Scusa ma che ci faccio con queste arance?

Io: Volevo portarti i fiori...

Clà: Eh

Io: Ricordavo il chiosco davanti all'ospedale. Proprio lo visualizzavo.

Clà inizia ad irrigidirsi: Quindi?

Io: E quindi il chiosco c'é, ma é un chiosco di grattachecche. Potevo scegliere tra arance o limoni. Ho scelto le arance.

Silenzio. Mi sento in dovere di aggiungere qualcosa.

Io: Mi dicono che le arance facciano molto bene per l'allattamento.

La mamma di Clà ha ormai la certezza di avere davanti una matta e, impensierita per l'incolumità dell'unico nipote, cerca di blandirmi: Grazie per il bellissimo presente, un 'idea originale".

Capisco che é il momento di andare, abbozzo un saluto e batto in ritirata. Mentre mi perdo per i corridoio dellìospedale penso che con questo esordio forse rivedrò mio nipote per la laurea. Tutto per colpa di un fioraio che in realtà era un grattacheccaro.




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 13/4/2012 alle 20:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
11 aprile 2012
speranza

Ritrovarsi nello stesso giorno, nello stesso ospedale ad intrecciare fili emotivi di una storia che nessun alfabeto può contenere. Tutti insieme a ripetere la nostra complessa grammatica familiare in cui non esistono regole scritte. Basta uno sguardo per squadernare un mondo. Il silenzio e l'attesa. L'attesa che si fa speranza. La speranza che diventa certezza. L'ipocondria di mio fratello, improbabile capo dell'unità di crisi, le risate liberatorie con mia sorella nel parcheggio dell'ospedale, le telefonate surreali di mia mamma, la mia fragilità nascosta sotto il trench. L'alba con un pezzo di torta al formaggio che sa di stoppa e segatura. Il tatuaggio sul polso di mia nipote: aufhebung. La sua voglia di sfidare la logica anche nei momenti più difficili. E' bastato lo sguardo e un accenno di sorriso di mia sorella appena fuori dalla stanza. Pezzi di una storia che si è ricomposta in un istante. Ogni cosa ha ritrovato il suo posto. Questa volta abbiamo scritto un finale diverso. E' spuntato un raggio di sole.




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 11/4/2012 alle 12:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
14 marzo 2012
Nel cuore

Questa volta mi arrendo. Non riesco a scrivere sul blog, non riesco a raccontare. provo a raccattare i pezzi e ritorno. Promesso. Vi porto nel cuore. Patù




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 14/3/2012 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
30 gennaio 2012
ciao

...Che poi le cose finiscono e non servono molte parole. Certo però anche questa settimana di gelo atmosferico non ci voleva.




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 30/1/2012 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
1 gennaio 2012
scongelamenti di inizio anno
Primo dell'anno. Telefonata con mia madre.

Io: Mamma auguriiiiiii!!

La voce di mia madre sembra arrivare dall'interno del tubo aspirante di un Folletto: "Vabbé auguri ma ci risentiamo che ho da fare".

Io: Ma che succede? Tutto bene? Sei stata risucchiata dall'idropulitrice? 

Mamma: Sto scongelando il gatto della vicina con il phon.

Io: Ah ecco. Scongelando????

Mamma: Sì, certo. E' atterrato da Tenerife completamente congelato. Sembrava un merluzzo. Ma ora si sta scongelando, Inizia a muovere gli occhi.

Io: Rassicurante.

Mamma: Si sta scongelando pure la coda.

Io: Io eviterei di scendere nei particolari.Comunque auguri!!!

Mamma dal turboelica: Auguri!!!

Il gatto congelato, mia mamma che lo scongela, il gatto resuscitato. Mi sembra che tutto proceda come sempre. In fondo, questo inizio di anno sembra rassicurante.

Auguri di cuore a tutti voi.






permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 1/1/2012 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
21 ottobre 2011
Baci rubati

Io: Dottore ho l'herpes sulle labbra, che cosa posso fare?

Dottore: Ci appiccichi uno spicchio d'aglio.

Io: Mi sta dicendo che dovrei andare in giro con le labbra bruschettate?

Dottore: Così se va a cena fuori prende solo la pizza, la bruschetta la porta da casa.

Decido di tentare la strada apocalitticA.

Io: Sì, divertente. Ma dottore, ma si rende conto? Posso andare in giro con le labbra che ssanno di olio al tartufo? La mi vita, le mie relazioni, il mio lavoro, le mie amicizie...tutto sarà distrutto....

Dottore: Chi la ama la bacerà ugualmente!

Io: Eeeeeh chi mi ama...vabbé..

Dottore: E poi potrà stare certa che chi la bacerà non é ne' un vampiro ne' Berlusconi.

Io: Faccio i salti di gioia.

Dottore: vedrà quando si appiccicherà l'aglio!!!!!

 




permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 21/10/2011 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
30 agosto 2011
serate

Ci sono delle sere in cui ti sembra che il mondo si sia pacificato, in cui la natura ti regala il suo tramonto migliore, le betulle sotto la finestra si limitano a colorare la tua serata senza farti starnutire, gli uccellini fanno il loro mestiere con suoni tollerabili e i piccioni si tengono alla larga. Ci sono delle sere in cui senti le caviglie leggere e  i piedi e non somigliano a forme di camembert, in cui i capelli non ti si spiaccicano come alghe sulla fronte e non trovi bollette nella cassetta delle lettere. Ci sono sere, in cui pensi che in fondo non c'é ragione di vedere intorno tanta negatività e varchi con rassicurante entusiasmo l'uscio di casa. 

Solo in serate placide come queste, un camper può esploderti sotto la finestra e incendiare tutte le macchine intorno. Solo in serate come queste,  mentre tutti urlano, le finestre si frantumano, la vicina collassa per le scale, i vigili irrompono nel cortile, io posso passare dieci minuti a scegliere quali scarpe indossare per scappare dall'incendio e circa altri dieci per decidere di salvare il mio pacco delle analisi perché, dopotutto, si tratta del mio sangue.

Ecco, solo dopo serate come queste capisco perché non mi sono mai salvata dagli incendi, ma mi ci sono sempre buttata a capofitto, magari, con scarpe molto chic.






permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 30/8/2011 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
28 agosto 2011
Buongiorno
Agosto, ultimo giorno prima delle vacanze. Con umore sballonzolante percorro i duecento metri che mi separano dal mio solito caffé. Dalla'altra parte della strada c'é una signorina che, con umore altrettanto urfido, si avvia verso l'ufficio. E' Clà. Ci incontriamo a metà strada e ci scambiamo un grugnito che vuol dire: Buongiorno, questa mattina non ho voglia di parlare ma mi fa piacere incontrarti e sapere che condividi questa appiccicosissima e interminabile giornata con me". Dopo qualche sguardo silenzioso, Clà attacca: "Ti devo dire una cosa".

Mi si accendono improvvisamente mille sensori, l'occhio si fa più vivido, tracciati e connesioni compaiono davanti al mio naso. Come quando Meri arrivò in ufficio con la camicia stropicciata e senza alzare la testa dal computer le dissi: "Sei andata via da casa".

Guardo Clà: " Aspetti un bambino".

Clà: Sì. Ho appena fatto il test, sei la prima persona a saperlo.

Davanti all'uragano che mi si agita nel petto come la tempesta in una boule de neige, reagisco con piglio geometrico: "C'erano due linee parallele nella finestrella?"

Clà: Sì, solo che una era molto chiara. Non sono proprio certa.

L'ostetrica mancata che é in me prende il sopravvento: E' un problema di concentrazione ormonale, rifallo domattina appena sveglia e poi fai il prelievo per il Beta Hcg".

Chissà perché quando si gioca a madre e figlia passo sempre automaticamente dalla parte della madre. Come se la natura avesse infilato all'ultimo momento questo cambio nel mio bagaglio, prima di spedirmi in questa galassia.

Capisco che Clà é agitata, per lei che ama la solitudine, deve essere sconvolgente questa scampagnata di nove mesi. La butto sul frivolo: Se é una femmina la chiamerai Patù?
Clà: Non credo.
Io: Allora se é un maschio lo chiamerai Patù al maschile?
Clà: Non credo proprio.
Io: Bene. Come ti senti? A che cosa pensi?
Clà: Che non potrò toccare alcol per nove mesi e tu?
Io: Che mi devi offrire il caffé perché ho dimenticato portafogli, chiavi e leggerezza a casa.
Clà: E poi?
Io: Che se resiste nove mesi nella tua pancia, il tipetto avrà un carattere tosto.
Clà: Lo penso anche io.
Io: Forse sono felice.
Clà: Forse anche io.
Io: Non provare a commuoverti e ad abbracciarmi.
Clà: Neanche tu!



permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 28/8/2011 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
31 luglio 2011
ciao ciao

 Venerdì prossimo parto per le vacanze. Tra una tappa e l'altra sarò di ritorno il 25. Adesso è il momento di fare la valigia e chiudere la porta. Porto con me il minimo indispensabile. Qualche costume, un pareo, un libro, le mie scarpe da ginnastica, un cappello, una macchina fotografica.

Lascio dentro: le bolle (quelle fisiche e mentali), la dieta, il lavoro, le infinite lezioni di inglese, il motorino scassato, la spesa del sabato che mi scordo sempre di fare, i capelli che non stanno mai come vorrei, il pannicolo adiposo sulla pancia, le risposte e le cose che avrei voluto sentire e che non sono mai arrivate, l'ossessione del controllo, le notti passate a leggere le strisce dei Peanuts, la voglia insoddisfatta di pizza, le bollette, il rubinetto gocciolante che non mi decido mai a chiamare l'idraulico, le venticinque casse d'acqua che continuo ad accumulare per le emergenze, l'unica bottiglia di vino scampata alla furia tracannante di Elena, il microonde rotto, la montagna di posta che la proprietaria di casa prima o poi dovrebbe ritirare, le domeniche mute, il freddo di questo inverno, la mia racchetta (sperando di poterla impugnare di nuovo decentemente).

Allora io vado e...vabbé...vi porto con me. Sempre. Grazie.

A presto











permalink | inviato da piccolepaturniecrescono il 31/7/2011 alle 17:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
sfoglia
  




IL CANNOCCHIALE